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La historia e oratione di santo Stefano protomartire. Quale fu elettto (sic) diacono dallo apostoli, e come fu lapidato da giudei, Firenze, John Wolf, 1576, Rari 501.26 c. 1[r]
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Oratione di Santo Stefano [Superno Padre, eterno redentore]

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Fuentes conservadas

Fuente 1: La historia e oratione di santo Stefano protomartire. Quale fu elettto (sic) diacono dallo apostoli, e come fu lapidato da giudei, Fiorenza (sic), ad instanzia di Gionanni Volfio inglese, 1576. [Texto editado por Luca Pastori, Università di Genova]

Superno Padre, eterno Redentore,

Amor incomprensibile e verace,

se mai alcun tuo servo peccatore

che per pentirsi havessi gratia e pace,

fa’ ch’io sia quello, benigno Signore:

donami gratia uscir di contumace,

che possa dar principio, mezo e fino

a l’opra d’un tuo servo alto e divino.

 

Io dico di quel martir benedetto,

Stefano santo, pien di grande amore,

da’ santi Apostoli diacono eletto,

di primicerio ancor hebbe l’honore

de li sette ministri in fatto e in detto,

né mai li fu imputato alcun errore:

però uditor benigni e gratiosi

siate in udir del martir lacrimosi.

 

Nell’anno che Iesù Salvator nostro

volse morir per trarci dal profondo,

sì come a tutti in questi versi mostro,

a tre d’agosto Stefano iocondo

fu trasferito al celestial chiostro:

sopportò del martirio il grave pondo

e fu chiamato in Ciel dal suo Signore,

qual seco fruirà l’eterno amore.

 

Santo Stefano degno e glorioso

era in quel tempo ancho in Gierusaleme

con gli Apostoli, ognun più gratioso,

di Iesù Christo predicando insieme;

a quel popolo iniquo et invidioso

ricordan di Iesù le cose estreme:

el Redentore che morì in croce

per trarci della scura e infernal foce.

 

Di Stefano hanno invidia et meraviglia

tutti quei cani Giudei arrabiati

et ciaschedun con l’altro ne bisbiglia

di trovar contra lui novi trattati –

massime quei di principal famiglia –

e in disputar contr’esso son citati:

Stefano dotto pien di Spirto Santo

sempre convince loro in ogni canto.

 

La occulta invidia ogn’hor a tutti cresce

contra di Stefan per le sue virtude,

ardendo sempre che così riesce

il suo disegno, e al falso la via chiude;

cercorno far come suol farsi al pesce

quando con l’amo o rete pian si stude:

contra del santo trovon falsi testi

che in accusarlo furno arditi e presti.

 

Et con questo argomento poi chiamorno

Stefano santo pien di charitade,

e di punirlo forte minacciorno

per la bestemmia, che non vol pietade;

esser di morte degno assai gridorno,

[d]over cacciarlo fuor della cittade,

ché la sua legge ciò comanda e volle,

onde tutti gridorno: «Tolle, tolle!».

 

Ma il principe ancho esaminar lo volse

della bestemmia, e de Moise laudato;

Stefano santo ai detti non si tolse,

anzi ogni cosa ha a lor confirmato,

e che in error alcun in ciò non scorse

per ch’abbia Dio «Re di Gloria» chiamato

e Moise per huom giusto e degno tanto

che mertasse con Dio parlar alquanto.

 

Di punto in punto ogni cosa replica

Stefano bello, pien di Spirto Santo,

dicendo a lor come a sua gente amica

che ‘l Signor disse di sua bocca quanto

sarà gloriato chi che se affatica

gloriar il Signor suo in voce et canto;

et vi potrete in ciò certificare

che verrà giustamente a giudicare.

 

Et con splendor di faccia rilucente

ch’avea per gratia dello eterno Padre,

confuse quelli principi presente;

ma quella turba come gente ladre,

come scortese vile e negligente,

sfrenata, a cui riprender non accade,

tradutto il santo fuora di quel tempio

contra gli fu ciascun crudele et empio.

 

E per lor legge che così comanda

li testimoni falsi incominciorno

lor stessi a lapidarlo in ogni banda,

e rumor grande tra lor si levorno

come se fusse reo di più nefanda

e abominevol cosa, e non cessorno

darli con falsi crudi colpi, tanto

ch’un duro marmo havriano al tutto infranto.

 

Santo Stefano, martir benedetto,

immaculato agnello et innocente,

a lor si rivoltò con humil detto,

di sangue sparsa la faccia lucente

li dimostrò l’amor che in sé perfetto

havea contra di lor e tutta gente,

chiamandoli fratelli et veri amici,

pregando ch’al peccar non siano ostici.

 

E in piedi stanno con la mente dritta

e ‘l santo martir chiama il Padre eterno,

perché si sente hormai mancar la vita:

«Padre mio, giusto Altissimo e superno,

prego che l’alma mia sia teco unita,

e scampi dalle pene dell’Inferno».

Altre parole aggiunse il martir santo,

che non si poté udir tanto né quanto.

 

Compiuta ch’ebbe per sé l’orazione,

inginochiosi Stefano glorioso

quando per gl’inimici fe’ il sermone:

o gran bontà del martir pretioso,

che per nemici suoi in ginocchione,

per sé in piedi al Padre dilettoso

pregò quel martir giusto e benedetto,

pregando che a costor non sia difetto.

 

L’error commesso ignorantemente

dolendosi de lor che in tanto errore

sono accecati di corpo e di mente:

vedesi in questo il vero imitatore

di Iesù Christo, che ferventemente

pregò per quei che li detten dolore;

ma quelli, cain, da gente arrabbiata

gettano sassi in lui con più derrata.

 

Pertanto, non potendo alle percosse

resister più quel martir benedetto,

l’anima fuor del santo corpo scosse

un angelo che a ciò fu da Dio eletto;

e in Ciel con quella presto ritrovosse,

la qual si visse il gaudio suo perfetto

dinanzi a Dio, tra martir santi e sante

e d’altri eletti le alme tutte quante.

 

El santo corpo fu poi seppellito

nel campo di Gamalie e Nicodemo,

ch’eran cristiani e amici in fatto e in deto

del buon Giesù, Signor nostro supremo,

dandoli honor più debito e compito

che possi tra lor darsi a un tale estremo,

e fu persone assai tra rei e buoni

che pianse il martir con gran devotioni,

 

perch’era forte, amato dalla gente,

così da Giudei come da Christiani.

Molti miracol fece di presente

zoppi, assidrati et altri casi strani;

risana ognun che ‘l chiama puramente,

fra [i] quai colui ch’a quei Giudei marani

che ‘l santo martire all’hora lapidorno

le veste tenne a Giesù fe’ ritorno.

 

Per una gratia ch’ebbe adimandato

al santo martir che vi la concesse,

per questo bon christian volse esser fato

e di quel santo bon servo si elesse;

potria narrarvi mille che impetrato

hanno lor gratie per le sue intercesse:

io dico di quel Stefano beato

che in Cielo e in terra sia nostro avocato.

 

O bona gente, che havete ascoltato

del santo martir la bella leggenda,

ognun di voi in ciò sarà avisato

del frutto che di questa si comprenda;

chi leggerla sarassi contentato

trenta mattine senza fallo o menda

possi impetrar dal martir ogni gratia,

che honesta sia, e che altri mai si satia.

De santo Stefano oratio.

Da nobis quaesumus, Domine, imitari quod colimus, ut discamus et inimicos diligere, quia eius natalitia celebramus, qui novi etiam pro persecutoribus exorare. Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit et regnat, per omnia secula seculorum. Amen.

IL FINE.

In Fiorenza, ad instanzia di Giovanni Vuolfio Inglese. 1576.

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