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La deuota orazione di san Francesco. Con vna lauda bellissima, front., Firenze, Giovanni Baleni, 1588, BSLU, E.V.h.8/30
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Oratione di S. Francesco [Omnipotente Iddio Signore]

Lugar y año de la prohibición
Fuentes conservadas

Fuente 1: La devota orazione di San Francesco. Con una lauda bellissima, Florencia, Giovanni Baleni, 1588 [Texto editado por Luca Pastori, Università di Genova]

Eterna luce e divino splendore,

immensa charità, superno Dio,

tu liberasti il giusto e ’l peccatore

dal fuoco ardente, tenebroso et rio;

prestami gratia, benigno Signore,

quanto conviensi al desiderio mio

ch’io dica l’oration del tuo suggetto

devoto, San Francesco benedetto.

 

Regnava a Scesi Pietro Bernardone,

ricco di roba et di molti contanti,

assai mercantie et possessione,

et trafficava con più mercatanti;

havea Francesco in sua dominatione,

e beni ei ministrava tutti quanti

et le ricchezze niente non curava,

ma sopra tutto povertà amava.

 

Essendo un giorno Francesco a orare

in una chiesa di san Damiano

et stando ginocchioni a uno altare

orando con fervore humile et piano,

il crocifisso cominciò a parlare,

disse: «Francesco, mio nobil christiano,

riedifica la Chiesa mia, che cade,

con la tua forza et con la tua bontade».

 

Non istette Francesco punto a bada

a dar principio a così fatta impresa,

stimando certo ch’a Iesù aggrada

che facci racconciar la detta Chiesa;

ma Iesù vuol che lui pel mondo vada

a difender la fede ch’era offesa:

Francesco a casa sua si ritornava

et di molta pecunia ragunava.

 

Secretamente, che a nessun fu noto,

con reverentia et con molto desio

alla chiesa tornò al sacerdoto

et humilmente disse: «O padre mio,

perch’io voglio esser di Iesù divoto,

al suo comando voglio ubbidir’io;

togli questa pecunia et fa rifare

questa chiesa che sta per rovinare».

 

Udendo il sacerdote le parole

non gli volse per nulla conditione,

che di Francesco assai gl’incresce e duole

perché conosce Pietro Bernardone:

vede Francesco che pur non gli vuole,

nel suo core portava passione;

partissi da lui con molta fretta,

la borsa in una buca del mur getta.

 

Disse Francesco: «E’ sono in casa tua»;

e fe’ pensier d’haverglieli lassati;

un amico del padre a casa sua

presto n’andò dir di quei ducati

et disse a Pietro: «I’ gli vidi amendua,

Francesco e ’l prete: credo che accordati

fussino insieme, et perch’io nol dicessi,

fe’ vista il prete che non gli volessi».

 

Intese questo Pietro Bernardone;

senza più aspettar si misse in via,

tutto adirato riscontrò il garzone

et con minacci et con gran villania

battendol senza niuna discritione,

dicendo: «Trova la pecunia mia!»;

et percotendol con acerbe buffe

tanto che a quella buca la condusse

dove Francesco la pecunia misse.

 

Dindi la trasse, et al padre la rende;

ivi a un tempo Pietro sì gli disse,

ma molto prima lo grida et riprende

che andassi ad una fiera, et lì finisse

molta mercantia come si vende.

Andò Francesco et fece buon mercato

et vendé e muli e ciò ch’avea portato.

 

Dette per Dio che non si tenne un grosso

di tutti quei danar c’haveva presi,

et così e miglior panni del suo dosso

et poi si ritornava verso Scesi;

Pietro lo intese et presto si fu mosso

et riscontrollo là per quei paesi;

corsegli addosso con molto furore,

legollo come un ladro et malfattore.

 

«Ah, ah, ribaldo! Tu mi sei molesto!

Ti caverò del capo la pazzia,

tu puoi far conto haver fatto del resto».

Dandogli calci et pugna tutta via,

così al vescovado il menò presto,

dicendo: «Mio figliuol non vo’ che sia,

brutto ribaldo, pessimo demonio:

io ti vo’ diredar del patrimonio!».

 

Sì ben disse Francesco: «Io son contento

e non vo’ più che tuo figliuol mi chiami;

presente monsignor, com’io consento

che tu mi scioglia di tutti i legami».

Et dispogliossi ogni suo vestimento,

dettegli al padre et disse: «Tu che brami

le delitie del mondo et sua vivande,

to’ qui, che mia ricchezze fien più grande.

 

Certo che tu non vuoi et io non voglio

esser più tuo et tu non sia più mio,

l’anima e ’l corpo dal mondo dispoglio,

perch’altro vestimento è ’l mio desio».

Udendo monsignor un tanto orgoglio

lo benedisse nel nome di Dio,

vestillo poi d’un sacco et d’una corda,

lo cinse, perché lui così s’accorda.

 

E così si partì lieto et contento

et cominciò pel mondo a predicare

li vangeli di Dio per fondamento,

la Santa Trinità a dichiarare,

et così fece il suo santo convento;

per tutto il mondo s’hebbe a divulgare

et fe’ tanti miracoli in sua vita

che giamai fu da huom tal cosa udita.

 

Sul glorioso monte della Vernia

stava l’humil Francesco in oratione:

apparve a·llui il Re di vita eterna

per dargli in vita gran consolatione

visibilmente, che a·llui discerna

in vista tal, come hebbe passione

et come serafin sì gl’appariva,

con le sue piaghe Francesco feriva.

 

In tal maniera le stimite sante

hebbe Francesco da Iesù diletto

nel petto, nelle mani et nelle piante

segnato fu da Iesù benedetto;

per ispecchio tegnamolo davante

sempre pregando quel con puro effetto,

che per noi preghi il Signor de’ signori

che ci conduca alli superni chori.

 

IL FINE

 

Al monte santo Iesù apparia,

con le sue piaghe Francesco feria.

Al monte benedetto della Vernia

stava l’humil Francesco in oratione,

allhor gl’apparve il Re di vita eterna

et salutollo con devotione,

secondo che la storia e ’l libro pone

che spesse volte a veder lo venia.

Al monte santo apparve il Salvatore,

accompagnato da gli angeli santi,

et tutto il monte copria di splendore

cantando di virtù solenni canti;

et questo viddon certi viandanti,

che ’l monte di splendor lume rendia.

Quando vidde venire il cherubino

il dolce poverel fu inginocchiato,

dicendo: «Ben ne venga il serafino

che de l’amor di Christo è innamorato».

Allhor rimase tutto consolato

Francesco santo, pien di cortesia.

Ancor non v’ho contato il duro passo

quando il demonio lo volse tentare

e lo condusse in su un alto sasso

et indi a terra lo volse gettare;

ma quel Signor Iesù che non ha pare,

per San Francesco miracol facia.

E quando il poverello vi fu suso,

la pietra gli fe’ luogo immantinente

et quivi stette senza andar più giuso;

la forma vi rimase certamente,

et questo può veder tutta la gente:

la forma nella pietra rimania.

IL FINE

 

 

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Forbidden Prayers Digital Library, publicación web: https://forpral.uab.cat/prayer/oracion-de-san-francisco/ ISSN 2938-0901