José.Lucca (arrastrado)

La deuota oratione di santo Giuseppo , s.n.t.,
BSLU, E.V.h.8/26 V.h.8.26.
Con licencia del Ministero della Cultura - Biblioteca Statale di Lucca, Italia

Otros títulos

Oratione di Santo Gioseffo [O Gloriosa Vergine Maria]

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Contra la peste

La devota oratione di Santo Giuseppo, sin datos de impresión. [Texto editado por Luca Pastori, Università di Genova]

Signor dell’universo tutto quanto,

che creasti ogni cosa di niente

et tutto cuopre il tuo divino manto

et tutto regge la tua man potente,

spira con la tua gratia il cuor mio tanto

ch’i’ piaccia col mio dire a tutta gente

e metta in devotion di tutto ’l mondo

lo sposo di Maria santo e giocondo.

 

Quando l’etterno Verbo incarnar volse

sortì due creature pretiose,

humil, vergine e sante, et quelle tolse

per rimediare a nostre humane cose

et dato ha [a] noi quel ch’Adamo ci tolse

et con tutta sua luce si nascose

in quella humil Verginella felice

che fu fatta del Ciel imperatrice.

 

Perché mormorato gl’ignoranti

harebbon della Madre del Messia,

sortì l’eterno Dio fra tutti e santi

el primo per suo sposo e compagnia,

essendo e sacerdoti tutti quanti

disposti dare uno sposo a Maria

et la tribù di Iuda tutta venne,

tra quali era Giuseppo el più solenne.

 

Giunto Giuseppo e gl’altri ciascun prese

per ubbidire in mano una vergella

et lo Spirito Santo allhor discese

dal Ciel come colomba, e fiorì quella

Iddio, et volse mostrar chiaro et palese

allo sposar di questa Verginella

che sacerdoti et gl’altri fussin chiari

che ’n tutto ’l mondo a lui non era pari.

 

Quest’è quel glorioso et degno santo

che ’n Bethelem accompagna Maria,

et la notte sentì quel dolce canto

de gl’angioli con tanta melodia

sopra la cappannella splendor tanto,

perché ve[r]rà la somma gerarchia

cantando «Osanna in eccelsis» quei cori,

lo venne a visitar molti pastori.

 

Quest’è di Christo il padre putatitio

che tante volte el tenne nelle braccia

perch’era netto e mondo d’ogni vitio;

et quando Herode ucciderlo procaccia,

per esser a Maria tanto propitio,

col figlio in collo, e’ di fuggir si spaccia

et in Egitto portollo con affanni

et ivi diegli le spese sett’anni.

 

Tornò d’Egitto con tanto sudore

havendo per la mano il Figliolino,

qualche volta constretto dall’amore

lo portò in collo quel santo divino;

havendo dodici anni el suo Signore,

tre dì cercando lui stette in camino,

poi lo trovò nel tempio disputando

et Giesù corse a lui gl’altri lasciando.

 

Sino a trent’anni Christo in tutti i lati

istette sempre a sua ubbidienza,

havendo Christo trenta anni passati

fece di casa sua un dì partenza

per predicar la gloria de’ beati

et chiamar tutto il mondo a penitenza,

et Giuseppo ammalò come Dio vuole:

hor che non v’è Giesù molto gli duole.

 

Diceva questo santo glorioso:

«Chiarissimo Figliuol, dove se’ tue,

gaudio dell’alma mia, pace et riposo:

torn’al tuo caro padre, buon Giesùe».

La Regina del Ciel diceva: «Sposo,

e’ sarà presto qui, non pianger piùe»;

mentre che la sua gente lo conforta:

«Ecco Giesù!», ch’entrò dentro alla porta.

 

E salutogli tanto gravemente

che ’l santo padre suo per l’allegrezza

piange, e risponder non gli può niente,

che il cuor gli traboccava di dolcezza.

Giesù – che tutto vede, intende e sente –

vede del padre, e giunta l’ora sezza

et che lo guarda con le luci fisse,

con le sue sante man lo benedisse.

 

Giuseppo verso lui sempre si volta

et per dolcezza non può più parlare;

Giesù parlava a lui, Giuseppo ascolta,

Giesù diceva: «Padre singolare,

presto sia l’alma tua del corpo sciolta,

et vola d’ogni ben rimunerare»,

mentre ch’el benedisce tutta via,

per tenerezza piangeva Maria.

 

«Sie tutta la fatica benedetta

che per me tu durasti, padre mio;

la tua verginità santa e perfetta

vinta ha la carne, el mondo, el demon rio;

honorarti da padre a me s’aspetta

et perch’io son ver’huomo e vero Dio

et nutricato m’hai col tuo sudore

vo’ farti d’ogni santo in ciel maggiore.

 

Perché comanda ne’ precetti santi

che grande honore al padre ciascun faccia,

ti vo’ tener nel Cielo a me davanti,

acciò che tu mi veda a faccia a faccia,

e tuo divoti al mondo tutti quanti

farò vivere allegri e con bonaccia

et saranno esauditi e prieghi loro,

perch’io t’apprezzo per mio gran tesoro.

 

Testé verranno della gloria bella

gli angeli per la tua anima pura,

al santo Limbo ne merranno quella

per farla absente da ogni paura,

et vo’ ti dar questa buona novella

ch’io sarò presto messo in croce dura,

et mentre i’ patirò la morte ria

susciterai con molti in compagnia».

 

Poi si gittò del suo buon padre al collo,

con quella santa faccia gloriosa

Giuseppo baciò lui, Giesù baciollo,

poi lo baciò Maria ch’era sua sposa,

et l’alma sua fu contenta et satollo;

Giesù li disse allhor: «Vatti, riposa

con Abraam, et di me gli da’ notitia»;

allhor morì Giuseppo di letitia.

 

Oh buon padre di Christo trionfante,

oh più che gl’altri santi glorioso,

poiché tu sei al buon Giesù davante,

deh, guarda il nostro stato pauroso

et porgi le tue man divote et sante;

divoto san Giuseppo pretioso,

habbi de’ servi tua misericordia,

ch’el mondo è tutto in guerra e discordia.

 

Fu nel Piamonte una città famosa

che chiamato questo santo benedetto

morivon della peste paurosa

a mensa, a l’uscio e co’ bambini a petto;

viddon lo sposo della Gloriosa

venir dal Cielo: allhor per questo effetto

tutti gli benedisse intorno intorno:

guarito ognun, quel dì fe’ in Ciel ritorno.

IL FINE

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Forbidden Prayers Digital Library, publicación web: https://forpral.uab.cat/prayer/oracion-de-san-jose/ ISSN 2938-0901