San Roque_it_XVI (arrastrado)

La devota orazione di san Rocco, s. XVI, front., s.n.t., BSLU, E.V.h.8/29
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Otros títulos

Oratione di San Rocho

Lugar y año de la prohibición
Fuentes conservadas
  • La devota orazione di San Rocco

    Título

    La devota orazione di San Rocco

    Lengua
    Italiano. Latín (antífona y otra oración breve al mismo santo).
    Datación
    Siglo XVI
    Datos de impresión
    Desconocidos
    Descripción física
    8o
    Biblioteca

    Biblioteca Statale di Lucca. Enlace a la referencia

    Signatura
    LIA 38169
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Contra la peste.

Fuente 1: La devota orazione di San Rocco, s. XVI [Texto revisado y editado por Luca Pastori, Università di Genova]

Ricorro al tuo aiuto, eterno Dio,

come servo fedel, con humil core,

però che senza quello il voler mio

non harebbe da sé nessun valore;

donami grazia secondo il disio,

ch’io possa dire a tua laude et honore,

divotamente, a tutte le persone,

di santo Rocco la bella oratione.

 

Hora io priego ogni creatura

ch’ascolti le parole volentieri:

trovasi, come parla la Scrittura,

che santo Rocco fu da Mompolieri,

possente di ricchezze oltre misura

e figliuol fu d’un degno cavalieri

signor di Mompolier, messer Giovanni.

Essendo Rocco in età di cinque anni

 

cominciò con digiuni e penitenza

a servire a Giesù con humil core,

facendo al corpo suo grand’astinenza;

di dodici anni piacque al Creatore

ch’il padre suo facessi dipartenza

di questa vita et giunse all’ultim’ore,

et a Rocco lasciò che dispensasse

molto tesoro e per Dio lo donasse.

 

Ogni sustanza di ben temporali

Rocco donò che non gli restò nulla:

a chiese, a monisteri et a spedali,

a vedove; e dotò qualche fanciulla

sol per fuggire i piacer sensuali,

non sì lasciando il valor d’una frulla.

Poi con la tasca, il bordone e ‘l cappello

come fa un pellegrin si partì quello

 

di suo paese, pur segretamente,

accattando per tutte le contrade,

et così capitò ad Acquapendente,

ch’era di morbo in grande adversitade;

essendo Rocco ad un spedal presente

et chiedendo per Dio la caritade

lo spedalingo gli dette licenza,

dicendo: «Fuggi la gran pestilenza!».

 

Ma subito San Rocco gli rispose:

«Non dubitat che con sommo desio

Partecipe sarò a tutte le cose,

a tal governo per l’amor di Dio».

Et finalmente el suo voler dispose

Rocco, lo spedalingo giusto e pio,

et in quel luogo Rocco dimorando,

tuttil gl’infermi veniva sanando.

 

Mentre che gl’ammorbati governava

con carità e con perfetto amore,

col segno della croce gli segnava

nel nome di Giesù vero Signore,

et così quella terra liberava

et poi si dipartì con gran fervore,

pellegrinando quanto la via il mena,

così andando lui giunse a Bolsena.

 

Là, dove il morbo facea gran fracasso,

a Rocco prese gran compassione,

andando per la terra a ogni passo,

sanando di quel morbo assai persone

col segno che discaccia Setanasso.

Così lui quella terra liberone

di tal crudel e ponderosa soma,

poi partissi di quivi et andò a Roma.

 

Non si potré mai dir la contrizione

che Rocco dimostrò de’ suoi peccati

andando a visitar con devozione

per tutta Roma que’ luoghi beati;

dal Papa egli hebbe la benedizione,

da’ Cardinali, Vescovi e Prelati;

tutta Roma dal morbo liberòe,

poi alla città di Rimini n’andòe.

 

Pel morbo grande ch’era, con le carra

si portavano i morti a seppellire;

secondo che l’autore scrive e narra,

Rocco fe’ tutto quel morbo finire,

poi si partì di quivi e andò a Navarra

et Agobbio: si distese a non fallire

dove era la medesima influenza

e d’ivi poi se n’andò a Piacenza.

 

Dov’era il morbo grande et micidiale

Rocco gli visitava con effetto;

la notte, essendo lui nello spedale,

gli prese il morbo dormendo nel letto:

la febbre grande e la pena l’assale

per modo che gittava fuor del petto

sospiri et muglia per la passione

che a gl’altri dava grande alterazione.

 

Lo spedalingo fuor l’hebbe cacciato

dello spedale; stando nella via,

lo spedalingo n’era biasimato,

ma in tal modo a tutti rispondia

che ‘l pellegrin di fuora havea portato

la pestilenza sì crudele et ria:

fuor della terra lo mandor soletto,

ma lui se n’andò dreto a un boschetto.

 

Et una cappannetta che trovòe,

ivi si stava Giesù ringraziando

et finalmente la piaga sanòe

et Rocco nella terra ritornando

tutta quella dal morbo liberòe

col santo segno; Dio magnificando,

l’angel gli apparve e disse che tornassi

in suo paese et più non dimorassi.

 

Così si dipartì di quel paese

et camminando giunse nella Magna

et Calia allora era in gran contese

con l’esercito grande alla campagna;

il signor della terra Rocco prese,

ma Rocco paziente non si lagna:

che sia uno spion crede il signore

et subito il fa mettere in prigione.

 

Rinchiuso stette Rocco in una torre

cinque anni, dove fe’ gran penitenza

et sempre con fervore a Dio ricorre,

et come piacque all’eterna potenza

volse quest’alma dal corpo disciorre;

un angel gli mandò alla presenza

et disse a Rocco: «Domanda che grazia

tu vuoi da Dio, et sia tua mente sazia».

 

Inginocchiossi Rocco alla presenza:

«Giesù, per la tua santa passione,

deh, guarda e scampa dalla pestilenza

ciascun che nel tuo nome ha divozione

et chi fussi in cammin la tua potenza

difendilo da ogni offensione,

et guardalo Signor dalla ria morte

et l’alma sua ricevi in la tua corte».

 

Et detto questo l’anima spirava;

el santo corpo in terra fu disteso.

In tal maniera il santo si trovava:

in mezzo a due doppier ciascuno acceso,

l’uno alla testa e l’altro a’ piedi stava

et con lettere d’or – s’ho ben compreso –

in una tavoletta era il suo nome,

et figliuolo di chi era et chi e come.

 

E per lettere d’oro quel signore

conobbe come Rocco è suo nipote

e n’hebbe passione e gran dolore,

et con le mani il viso si percuote;

poi seppellir lo fece a grand’onore

et molte gente furon suo divote:

san Rocco grazioso, humile e pio,

sempre preghi per noi in Cielo Dio.

IL FINE.

Antifona di san Rocco

Beatus, qui inventus est sine macula et qui post aurum non habuit nec speravit in pecunie tesauris. Qui est hic, et laudabimus eum? Fecit enim mirabilia in vita sua.

V. Ora pro nobis, beatae Rocche.

R. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.

Oratio. Deus, qui es gloriosus in gloria sanctorum, et cunctis ad eorum patrocinia confugientibus sue petitiones salutarem prestas effectum. Concede plebi tue ut quem in eius celebritate se devota exibet a languore epidime que in suo corpore pro tui nominis gloria passus est sit libera, et a nomine tuo sumpsit devota. Per Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancte, Deus. Per omnia secula seculorum. Amen.

 

IL FINE.

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Forbidden Prayers Digital Library, publicación web: https://forpral.uab.cat/prayer/oracion-de-san-roque/ ISSN 2938-0901