Santa_Bárbara.s.XVI.BSL (arrastrado)
Orazione di santa Barbara, sec. XVI, front., s.n.t.,
BSLU, E.V.h.8/23
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L’ufficio di Santa Barbara [che è inserto in alcuni ufficioli della Madonna]

Lugar y año de la prohibición
Fuentes conservadas
Usos conocidos

Dominio de la naturaleza [contra los rayos].

Fuente 2: Orazione di santa Barbera, s. XVI [Texto editado por Luca Pastori, Università di Genova]

Ave, lucente stella matutina,

Barbera gloriosa et benedetta;

ave, virgo da Dio fatta divina,

penetrata nel ciel come saetta.

Ave, fiorita rosa senza spina,

immaculata palma pura et netta:

donami grazia con gran devotione,

ch’io dicha e tua martirii et l’oratione.

 

Nell’antica città di Nicomedia –

quando regnava il grande imperadore

Massimian nella Roma sedia

il crudel Marziano era pretore

che la gente Christiana affanna et tedia –

nacque tra l’altre rose un gentil fiore

che fu per nome Barbera chiamata,

di Diaschero figlia molto amata.

 

Un dì il padre a Barbera parloè

dicendo a lei: «I’ ti vo’ maritare».

Ella rispose et dissegli di noè:

«Io son christiana, et non vel vo’ negare».

Il padre allor com’un Leone mughioè

et per la chioma l’ebbe a strascinare

et a Marzian l’andò a presentare,

spogliolla ignuda e fecela vergare.

 

Et poi il tiranno disse alla donzella:

«Habbi pietà della tua gran bellezza,

giovane et fresca, se più che altra bella

dove consiste la tua gentilezza;

increscati di te o poverella,

se tu non vuoi provar la mia asprezza,

perché tu hai disprezato il nostr’Agusto

et però di morir ti sarà giusto».

 

Barbera gli rispose: «O gran tiranno,

com’hai tu di parlar cotanto ardire

di constringere a questo ignun Christiano?

Figliuol se’ della morte, et pur morire

ti converrà col tuo pensier ch’è vano,

et vuoi l’incenso al Diavolo offerire

per farti servo in l’Inferno con esso,

doVe legato et stretto sia da esso».

 

Rispose il fier tiranno: «Hormai non più»-

disse a’ sergenti -«costei mi spogliate,

alla colonna poi co’ piè in su

et questa incantatrice mi legate:

veggian s’io posso più che’l suo Giesù

con gran martella; poi la lacerate

rompendogli ogni nervo, polpa et ossa:

così dinanzi a me vo’ sia percossa».

 

In mentre che così è tormentata

cantando rende laude al Creatore:

«L’anima mia ti sia raccomandata,

habbi pietà di me giusto Signore,

fa’ ch’io non sia da te abbandonata:

chieggoti auto Dio, con grand’amore,

ch’abbi pietà di me, tua car pupilla,

sieti raccomandata la tua ancilla».

 

«Costei de’ mia martiri non si cura,

sempre cantando il suo Giesù ringrazia;

veggo di morte lei non ha paura

e nostri Dei sì vilipende et strazia:

gli farò portar pena tanto scura

che del suo Christo resteranne sazia.

Scioglerela, e mettetela in prigione

ch’io la farò mutar d’oppinione».

 

Essendo ella nel fondo d’una torre,

Barbera stanca, afflitta et lacerata

l’angel di Dio mandato presto corre

et da parte di Dio l’ha salutata

«Non ti voler dal mio Giesù distorre,

tu non sarai da lui abandonata».

Tutte le piaghe sue sante sanava

et così consolata la lasciava.

 

Poi l’altro dì la fece appresentare

dinanzi a sé il perfido tiranno

et in tal modo cominciò a parlare:

«Vuo’ tu lassare il tuo credere strano?

Hor vedi i nostri Dei quel che san fare,

t’hanno renduto il corpo lieto et sano:

non guardare a tua falsa oppinione

c’hanno havuto di te compassione».

 

Barbera rispondea al gran tiranno:

«Abominevol pazo, e mastin cane,

non ti ricorda, crudel Marziano,

che io fu’ con teco in disputa alle mane?

et dimostrati, crudel cane alano,

che tutte le opere lor son false et vane,

non hanno virtù, forza né dottrina,

ma il mio Giesù è vera medicina:

 

per man de l’Angel suo mi fe’ guarire».

El gran tiranno cominciò a mughiare:

«Hoggi è quel dì che ti convien morire,

io ti farò la vita abbandonare».

Poi gran piastre di fuoco fe’ venire,

fatta che l’hebbe poi gnuda spogliare:

«Queste vivande gusterai un poco,

fate le carni sua consumi il fuoco».

 

In mentre che così era arrostita

diceva orando con pietosa voce:

«Fammi constante et forte et stabilita,

per me morir volesti in sulla Croce,

fammi Giesù con teco in Cielo unita;

vedi tiranno, il fuoco non mi cuoce».

«Poiché le pene mie non ti son troppe

su dal petto spiccategli le poppe.

poi la menate per questa cittade

iscalza et gnuda per più vitupero,

che ella sia vista per queste contrade;

da poi ch’ella disprezza il nostro impero

i’ voglio usar inver gran crudeltade,

da poi che di morte ella ha desidero

tornata gli farò tagliar la testa,

ch’intendo di por fine a questa festa.

 

Vedendosi menare a tanto stratio

orando sì dicea: «Giusto Signore,

per mille volte Iddio, i’ ti ringratio:

merito questo et peggio per tuo amore.

Finché di vita al mondo mi dai spatio

chieggo lo aiuto tuo, con grande amore:

manda i custodi tua, hor che bisogna,

a ricoprire la mia gran vergogna».

 

A pena hebbe fornita l’oratione

en mediante un angelo apparia:

«Sta’ forte in la tua buona intentione,

gli è sempre Christo tecon in compagnia.

Barbera, tu se’ fuor d’ogni passione

et d’ogni affanno et d’ogni ricadia».

Con una chiara nube la coprieno,

che più ch’un chiaro sol di luce è pieno.

 

Tornata poi e’ la mandò a morire.

El padre chiese di gratia al tiranno

farla del mondo si sua man partire

et non pensando al suo futuro affanno

ch’una saetta poi l’hebbe a colpire:

sopra lo ‘ngannator tornò lo ‘nganno

l’alma all’Inferno et per fuoco a dissolvere

el corpo, t mai trovossi ossa né polvere.

 

Sendo Barbera posta in ginocchione:

«O Giesù Christo, per la tua potentia

tutti color che t’hanno in devotione

iscampagli da morbo et pestilentia

et da ogni altra ria tribulatione;

l’anima ancor da l’infernal sententia

da acqua et fuoco et da crudel saetta

gli scamperai per tua pietà perfetta.

 

Et più ti prego, o Vergine Maria,

chi al tuo nome harà divozione

che d’ogni adversità libero sia

et d’ogni affanno, et d’ogni passione;

prega pe’ peccatori il gran Messia

che gli conduca al porto di salvatione».

Recogli l’angel la palma fiorita

et disse: «L’oration tua è esaudita».

 

Santa Barbera allhor fu decollata:

gli angeli preson quell’alma gratiosa,

dinanzi a Dio l’hebbono apresentata,

di questa vergin santa et gloriosa

che in cielo e ’n terra sia nostra advocata.

Iddio gli misse corona pretiosa

di gemme pretiose, tutta d’oro

per infinità secula seculoro. Amen.

IL FINE

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Forbidden Prayers Digital Library, publicación web: https://forpral.uab.cat/prayer/oracion-de-santa-barbara/ ISSN 2938-0901